

Ciao-
Mi chiamo Timba.
Ho 11 mesi e vivo aggrappato alla schiena di Filò. Che è la mia mamma.
Sono abituato a sentir alcuni non afro dire: guarda te che tristezza quel bimbo là, gli alterano lo sviluppo. Non lo stimolano. Lo escludono e lo privano delle coccole nonché delle più basiche attenzioni. Se lo dimenticano alle spalle.
Ecco. Son sempre Timba. Siccome sono il protagonista, mi sa che oggi intervengo.
Lo ammetto sono poco più che un fagotto qua dietro, e mi si vede appena, ma io si. Io eccome che vedo…
Tiro fuori gli occhietti incavati nel nero morbido della mia faccetta e affondo sulla mia irrefrenabile voglia di conoscenza, misteriosa e silente.
Stamattina Filò è uscita di casa prima del sole, ha messo sulla testa il recipiente con la mandioca che gli amanti del cibo nostrano le pagheranno qualche quattrino, così poi anche io mi sbafferò un po’ della farina che esce da lì. Stesso tubero, ma consistenza diversa. Viva il mio cibo.
Intanto che lei baratta la verdura, io mi sporgo a sinistra, sballonzolo sul panno annodato sul suo seno e chiuso appena sopra l’ombelico. Il taxista azul porta in giro 15 viandanti stretti stretti: cavolo, mi dico, anche loro hanno iniziato presto, e son tutti pigiatissimi, per fortuna IO mi dispensa.
Guarda là…stanno dipingendo il palazzo di fronte. Eh si, l’era pure l’ora!
Ma che fa…no, no, aspetta, fermo, Oh Dio, chiudo gli occhi!!!
L’imbianchino che forse non lo è mai stato, o forse ama semplicemente il rischio è su un’a scala alta alta che arriva sino a molte volte il palazzo, come la chiamano i grandi? Ah si, ecco, impalcatura.
Deve scendere. CAVOLO HA FINITO.OVVIO CHE deve scendere. Ma non ha molti mezzi. Sempre lo stesso.La scala di prima. Mamma urlaaaaaaaaa!!! Perché non urli? A me mica mi sente. Bom. Tacio e osservo. L’operaio slitta tra le assi di ferro che tengon in piedi la struttura su cui lavora, scivola giu piano dopo piano. Con lentezza ma senza esitare. Mi ricorda ilpreferito: PETER PAN. Anche qua è volato.
Peter mi mostra le sue Havayanas fluorescenti e una bella chioma scura quasi rasata a zero. Come il cantiere vuole. Sospiro e dico, okkkk. Gliel’ha fatta. Mentre un jeeppone strombazza e mi distrae lui pensa bene di reggersi sulla transenna con un braccio mentre con l’altro aggrappa il secchione degli attrezzi. Prima lui poi il secchione. Ma sei mica…. E' sospeso nel vuoto!
Quasi rigurgito… Allora Filò, che come mamma ha un sesto senso, si gira dall’altro lato. Mi priva della visuale e si rimette in cammino.
E’ ora di pranzo. Accendiamo un focherello di carbone, facciamo una montagnetta e ci piazziamo sopra un recipiente tondeggiante, alticcio, no, altuccio, dalle ampie sponde….a fianco stessa cosa, ma con una padella meno pomposa. Oggi niente funji, niente farina di mandioca cotta nell’acqua morna(tiepida) senza sale. Oggi riso. Olio sul fondo, cipolla soffritta e una manciata di riso dal pugno che Filò stringe , che basta per tutti e due. Un minutino e via. Inondiamo il riso d’acqua. Lo so già. Appena questa sparisce io mangerò. E’ così che mi dice la mamma. L’oro bianco si ringalluzisce e noi riempiamo lo stomaco. Per leccarci i baffi ovviamente chiamiamo i fagioli neri e gli diciamo se possono fargli compagnia. Generalemente accettano. Se hanno impegni non si presentano e noi mangiamo in bianco.
Filò si sposta, oggi camminiamo tanto, sembra che alcune antipatiche le abbiano detto di vendere più in fondo. Bisticciano verbalmente, a me non mi toccano però, poi le voci si affievoliscono e …E allora ci muoviamo, io dondolo, e cerco altri colori che mi stuzzichino la fantasia.
Eppaaa. Non ci vuole molto. Alla sinistra dove Filò ha deciso di sostare , poco più in là della nostra bacinella di mandioca c’è un tavolino. Io sono alla sua altezza. E’ fluorescente come Slimer dei Ghostbusters, ha una quantità di sfumatureche alla palla delle discoteche di provincia di cui parla Edelinamiasorella gli fa un baffo Gli fa! Sono smalti. Il tavolino è pieno di SMALTI. La ceralacca delle unghie delle bellepulzelle, il rouge bizzaRRò delle donnine frufru, i brillantini alla ellochitti.
Ritorniamo spesso vicino a questo luna park di colori.
Si ferma un sacco di gente li. Allora provo a dire a Filò…ma perché tu non fai le mani alla gente? Hai visto quanti? E tanti bligliettoni da 2mila kwanza per camparci noi e il parentado sino al 2015. Altro che cibo, dai mami investi sul Glamourrr. Ma non mi ha sentito e il giorno dopo ha deciso di cambiar spazio-vendita, il giovane Dallapalma angolano le rubava tutti i clienti. Ci credo lui ti propone 70 tipi di tinta, non importa se adatta a tutti e SU tutti, e per tutte le età. L’importante è avvicinarsi, sedersi um tempinho con Diego, fare conversazione e aspettare che asciughi con dell’ottimo collante che il traffico propone, di ogni qualità e tipo. Porquè eu tenho valor.
Va beh.
E’ quasi notte. Mamma conta i soldini del giorno. Ne ha arricciati alcuni sulla bretella del reggipetto, due nell’incavo della mano col recipiente sulla nuca, gli ultimi in un angolo del panno, sotto le mie gambe. Il suo passo si affretta, ha un po’ paura. Lo so. E lo fa per me anche-che sto sotto la bacinella, così mi porta a casa e mi protegge. E allora corre con la mano alzata dentro uno dei biscioni a motore del governo che sono a disposizione per noi persone di questo paese, che ci sposta da un quartiere ad un altro, giudice traghettatore delle nostre vite, mentre Filò può finalmente dedicarsi a guardarmi negli occhi, sul suo grembo, come per tutta la giornata, ne sono certo, ha desiderato.
Chi vi dice che io,invisibile e rannicchiato non stia meglio di voi? Me ne sto tranquillo ad osservarvi, zitto zitto, mentre vi affaticate e correte e vi perdete quello di cui il mio occhio si riempie.














